Quando si parla di qualità dell’acqua potabile, si tende spesso a pensare che la responsabilità termini nel momento in cui l’acqua arriva al contatore dell’edificio.
In realtà, da quel punto inizia un tratto altrettanto importante: la rete idrica interna.
L’acqua distribuita dall’acquedotto può modificare le proprie caratteristiche durante il passaggio attraverso tubazioni, serbatoi, autoclavi, sistemi di trattamento e punti di utilizzo. Ristagni, temperature non adeguate, materiali deteriorati o manutenzioni carenti possono favorire la formazione di biofilm, la proliferazione di Legionella o il rilascio di sostanze indesiderate.
È su questo aspetto che interviene il Decreto Legislativo 18/2023, successivamente modificato dal D.Lgs. 102/2025, rafforzando l’approccio basato sulla valutazione e sulla gestione preventiva dei rischi.
IL RUOLO DEL GIDI NELLA GESTIONE DELL’ACQUA
Uno degli elementi centrali della normativa è la figura del GIDI, il Gestore della distribuzione idrica interna.
Il GIDI è il soggetto responsabile del sistema di distribuzione compreso tra il punto di consegna dell’acqua e i diversi punti di utilizzo presenti nella struttura.
A seconda dei casi, questo ruolo può essere assunto dal proprietario dell’immobile, dal titolare dell’attività, dal gestore dell’edificio oppure da un altro soggetto formalmente incaricato.
La sola individuazione del responsabile, tuttavia, non è sufficiente.
Per gestire correttamente il rischio è necessario conoscere l’impianto, ricostruirne il percorso e individuare le condizioni che potrebbero alterare la qualità dell’acqua. Devono quindi essere considerati gli eventuali serbatoi, i sistemi di trattamento, i rami poco utilizzati, i punti terminali e le zone nelle quali possono verificarsi ristagni.
Solo dopo questa verifica è possibile stabilire quali controlli siano realmente necessari e con quale frequenza debbano essere eseguiti.
In alcuni casi potrà essere sufficiente migliorare la manutenzione o aggiornare le procedure. In altri potranno rendersi necessari campionamenti mirati, interventi sulle tubazioni o una diversa gestione dei punti di utilizzo.
Le analisi dell’acqua sono quindi uno strumento di verifica, ma non sostituiscono la valutazione dell’impianto e dei suoi rischi.
QUALI STRUTTURE SONO INTERESSATE DAL DECRETO ACQUA POTABILE?
La normativa attribuisce particolare attenzione agli edifici e ai locali considerati prioritari, distinguendoli in diverse classi alle quali sono associate misure obbligatorie o raccomandate.
Tra le strutture interessate possono rientrare:
- strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali;
- alberghi, strutture ricettive e campeggi;
- scuole e istituti penitenziari;
- palestre, impianti sportivi e strutture ricreative;
- attività di ristorazione;
- imprese alimentari;
- edifici e strutture aperti al pubblico o destinati a un uso collettivo.
Non tutte le organizzazioni, però, sono soggette agli stessi adempimenti.
La classificazione della struttura deve essere verificata caso per caso, considerando la tipologia dell’attività, le caratteristiche degli utenti, la complessità dell’impianto e l’utilizzo effettivo dell’acqua.
Prima di predisporre procedure o programmare nuovi campionamenti è quindi opportuno comprendere quali obblighi siano realmente applicabili alla singola organizzazione.
PERCHÉ NON CONVIENE ASPETTARE IL 2029
Il 12 gennaio 2029 rappresenta una data importante nel percorso previsto dal nuovo sistema normativo e informativo nazionale.
Non deve però essere interpretata come la data dalla quale iniziare a occuparsi del problema.
In molte aziende le planimetrie degli impianti non sono aggiornate, alcuni percorsi delle tubazioni non sono conosciuti e i punti di utilizzo non sono stati completamente censiti.
Può inoltre accadere che serbatoi, addolcitori o filtri siano sottoposti a manutenzione, ma che le attività svolte non siano inserite in un programma documentato. Anche i piani analitici sono talvolta basati su controlli storici o standardizzati, senza essere stati definiti sulla base dei rischi effettivamente presenti nell’impianto.
Ricostruire queste informazioni richiede tempo.
Se dalla valutazione emergono criticità, può essere necessario programmare manutenzioni straordinarie, interventi tecnici, modifiche impiantistiche o controlli analitici più mirati.
Avviare oggi il percorso permette di stabilire priorità e investimenti, evitando di intervenire in modo urgente in prossimità delle scadenze o dopo che una non conformità si è già verificata.
EFFETTUARE ANALISI PERIODICHE NON È SEMPRE SUFFICIENTE
Una delle situazioni più frequenti è quella di un’azienda che esegue periodicamente alcune analisi microbiologiche o chimiche e ritiene, per questo motivo, di avere già assolto tutti gli obblighi.
Il risultato conforme di un campione fornisce certamente un’informazione utile, ma rappresenta soltanto la condizione rilevata in uno specifico punto e in uno specifico momento.
Non consente, da solo, di dimostrare che:
- l’intera rete sia conosciuta;
- i punti di campionamento siano stati scelti correttamente;
- non siano presenti rami inutilizzati o ristagni;
- serbatoi e trattamenti siano gestiti in modo adeguato;
- le frequenze di controllo siano proporzionate al rischio;
- esista una procedura per affrontare eventuali risultati non conformi.
La normativa richiede quindi un passaggio da una gestione fondata prevalentemente sul controllo analitico a una gestione basata sulla prevenzione e sulla conoscenza dell’impianto.
IL PRIMO PASSO È CONOSCERE LA SITUAZIONE REALE
Prima di predisporre un piano di gestione dell’acqua è necessario comprendere da quale situazione parte l’organizzazione.
OM.EN supporta aziende e strutture attraverso una Gap Analysis iniziale, finalizzata a verificare:
- la classificazione della struttura e gli obblighi applicabili;
- l’individuazione del GIDI;
- la disponibilità della documentazione tecnica;
- la configurazione della rete idrica interna;
- i programmi di manutenzione e controllo già adottati;
- l’adeguatezza del piano di campionamento;
- il collegamento con HACCP, DVR e gestione della Legionella;
- le modalità di registrazione e gestione delle eventuali anomalie.
Al termine dell’attività, l’organizzazione riceve un quadro chiaro del proprio livello di conformità, delle criticità riscontrate e degli interventi da programmare.
Il percorso comprendere una scorecard iniziale, un report tecnico e documentale e un piano di adeguamento nel quale siano indicate priorità, responsabilità e tempistiche.
In questo modo è possibile distinguere gli interventi realmente necessari dalle attività non pertinenti, costruendo un sistema proporzionato alle caratteristiche della struttura e ai rischi effettivi.
LA VOSTRA STRUTTURA È GIÀ PRONTA?
Le domande da porsi non riguardano soltanto la presenza di analisi recenti.
Il GIDI è stato individuato? La rete idrica è conosciuta e documentata? I punti critici sono stati censiti? I controlli sono stati definiti sulla base del rischio?
Se non è possibile rispondere con certezza a queste domande, è opportuno avviare una verifica della situazione esistente.
OM.EN affianca imprese alimentari, strutture ricettive, attività collettive e organizzazioni complesse nella valutazione degli obblighi introdotti dal D.Lgs. 18/2023, come modificato dal D.Lgs. 102/2025, e nella definizione del relativo percorso di adeguamento.
Contattaci per programmare una Gap Analysis della rete idrica interna e individuare gli interventi necessari per rendere la tua organizzazione conforme.
Agire per tempo consente di affrontare gli adempimenti in modo programmato, prevenire le criticità e trasformare un obbligo normativo in uno strumento concreto di tutela per l’azienda, i lavoratori e gli utenti.


